esperienze equestri

17.03.2013 18:06
 
 
 
 
 
 
 
 

I cavalli in svariate occassioni mi hanno tirato fuori dai pasticci e dato svariate possibilità di migliorare la mia qualità di vita.

     Questo mi ha convinto sempre più a cercare il modo di fare qualcosa per loro.  Già da qualche tempo il mio modo di  interagire con i cavalli, era visto dai vari colleghi, come una modalità quanto meno  stravagante. Per spiegarmi meglio, ho da sempre provato un immenso piacere nel contatto con questi animali. La mia finalità nell’interagire con  loro non è mai stata quella di salirci in groppa, ma quella di ricercare soprattutto un contatto fisico.

    Tutte le volte che dovevo montare su un cavallo, passavo molto tempo ad accarezzarlo e a grattarlo, beandomi delle espressioni che questa manipolazione gli provocava. Questo modo di fare, in una realtà agro pastorale, come quella Sarda, mi esponeva a critiche di solito formulate alle spalle (visto i miei buoni e conosciuti trascorsi da Judoca).

     Spesso infatti l’applicazione  all’arte equestre di queste manifestazioni di sensibilità da parte di un “maschio”  vengono lette come segnali di debolezza e di poca virilità. Nella realtà però è proprio questo modo di fare che mi permette di montare cavalli ritenuti pericolosi.
    Dalla mia esperienza in Australia ho avuto la conferma che il rispetto psico-fisico di questi animali non solo migliora la loro qualità di vita ma migliora anche la qualità di vita di chi li avvicina con rispetto.
Con  questa consapevolezza ho accettato di avviare un circolo ippico in Sardegna, in una zona completamente priva di scuole d’equitazione. Avevo così la possibilità di partire da zero con uomini e cavalli senza  dovermi scontrare con i “bravi” cavalieri. Essendo il centro in una località turistica, ho avuto parecchi turisti che si avvicinavano chiedendo di fare la classica escursione a cavallo. Ma quasi tutti dopo che avevo spiegato le caratteristiche d’ogni singolo animale, si trovavano d’accordo con me che era meglio, per godersi l’escursione, prendere contatto e interagire direttamente con il cavallo che avrebbe dovuto portarli a passeggio, dedicando un po’ di tempo a qualche piccola lezione teorico-pratica.

    IL METODO DA ME CODIFICATO è in realtà molto semplice e si basa sulla sperimentazione pratica. Invito gli aspiranti cavalieri a verificare e provare la sensazione che si prova nel montare su un cavallo, richiedendo solo di fare alcuni esercizi, che ho “rubato” da svariate specializzazioni equestri. Propongo esercizi di equilibrio; utilizzo il volteggio cercando di far vincere la paura atavica, che si prova montando la prima volta su un cavallo, di non essere in grado di saperlo frenare in caso che lui decida a prendere il fugone. L’unica cosa che chiedo in continuazione è quella che memorizzino la sensazione che provano durante gli specifici momenti dell’attività. Vi garantisco che tutti hanno scoperto in maniera velocissima il piacere di considerare il cavallo come un animale da affezione alla stessa stregua del cane e del gatto, stupendosi di come sia molto più semplice interagire con i cavalli, di quanto avessero immaginato.
Significativo è che tutti i turisti che hanno partecipato ai nostri corsi mi hanno detto che, una volta rientrati a casa, avrebbero cercato un centro ippico per continuare l’avventura equestre. Mentre i clienti locali hanno chiesto l’iscrizione al circolo per continuare da noi queste esperienze. Voglio precisare che pur non comunicando informazioni tecniche, sia per quanto riguarda l’assetto, le azioni delle mani, quelle delle gambe ecc. ecc nel giro di qualche lezione quasi tutti erano in grado di condurre autonomamente il cavallo. Ma la cosa più importante è che i cavalieri erano interessati ad avere informazioni sul cavallo, sul giusto modo per relazionarsi con loro tanto che durante le lezioni si creava un codazzo di gente che seguiva a piedi le prime uscite in sella, con la curiosità di vedere se quanto fatto nel rettangolo, dava i risultati da me anticipati.
 Molti di questi spettatori hanno poi voluto montare per verificare che quanto appreso ascoltando le lezioni, si adattasse anche a loro. Questo modo di operare, mi ha permesso di far capire quanto sia importante avere una giusta conoscenza dell’animale in modo che più persone abbiano la consapevolezza che, ogni singolo essere vivente è un individuo unico che  ha una sua personalità, distinta dagli altri. I cavalli, anche se sono animali da branco, una volta soli reagiscono e interpretano la realtà che li circonda accentuando le proprie caratteristiche individuali, quali la personalità; il carattere; la determinazione. L’Equitazione Olistica si prefigge di insegnare al cavaliere di sapere riconoscere le caratteristiche comportamentali della propria cavalcatura, indipendentemente dall’uso (lavoro; sportivo o d’affezione) o dalla tecnica seguita. Supportato dall’esperienza, posso affermare che, la conoscenza di queste caratteristiche individuali, non solo migliora il rendimento e il rapporto UOMO/CAVALLO ma riduce e spesso annulla tutte le difese che il cavallo attua rifiutandosi di collaborare con il suo cavaliere. E’ così che anche noi uomini riscopriamo il piacere di interagire con il nostro cavallo  e possiamo trasformare tale  rapporto in una gradevole attività anti-stress.

 

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