Equitazione Olistica

16.03.2013 10:46

 

L’equitazione Olistica proposta da me, si prefigge di insegnare al cavaliere di sapere riconoscere le caratteristiche comportamentali della propria cavalcatura, indipendentemente dall’uso (lavoro; sportivo; turistico o d’affezione) o dalla tecnica seguita. Supportato dall’esperienza, posso affermare che, “la conoscenza di queste caratteristiche individuali, non solo migliora il rendimento e il rapporto UOMO/CAVALLO ma riduce e spesso annulla tutte le difese che il cavallo attua per non predisporsi all’obbedienza nei confronti del cavaliere, che a sua volta, riscopre il piacere di interagire con il proprio cavallo utilizzando tale rapporto come attività anti-stress.”

         E’ mia convinzione, che l’equitazione è un’attività che permette di ritrovare un aspetto del proprio io che altrimenti sarebbe impossibile conoscere.

         Le molteplici attività che si praticano in nome del montare a cavallo, creano confusione se non si separano le due situazioni ben conosciute da tutti gli uomini di cavalli, montare a cavallo o sedere sul cavallo. Per capire la differenza, tra i due modi di andare a cavallo, non è sufficiente il fatto se sì “monta” tecnicamente o no, né pure se la tecnica sia più o meno coercitiva, ma è uno stato più profondo del tipo “lasciare il cavallo come protagonista o voler l’essere noi i protagonisti”, teniamo presente che, come sostengo da qualche tempo, “un cavallo senza cavaliere è sempre un cavallo, mentre un cavaliere senza cavallo è solamente un uomo.”

         Molte volte, nel corso della mia esperienza, ho sentito parlare di “binomio” e nell’importanza della sua costruzione, ma nessuno mi ha mai parlato di quello che bisogna fare per ottenere questa fondamentale situazione. Molte sono state le discussioni su come dovrebbe essere, le parole ascoltate sull’argomento, al meno, mi hanno fatto capire che senza questa ricerca, viene difficile non sedere sul cavallo invece di montare.

         Nella mia ricerca e sperimentazione pratica, in giro per il globo, ho sentito parecchi istruttori o presunti tali che facevano della costruzione del binomio, il loro basilare fondamento per conquistare e istruire i propri proseliti, sempre però in teoria. Infatti, una volta con il cavallo, il loro metodo d’insegnamento era del tipo nozionistico e meccanico; non appena il neofita (molte volte ero io che simulavo l’inesperto) metteva il sedere sulla sella, partiva la solita tiritera: tallone basso; mani basse; schiena dritta e tutta una serie d’informazioni tecniche a ripetizione, per tutta la durata della “lezione” con l’unico risultato di attirare la mia attenzione solo sulla figura dell’istruttore, di come lui comunica, della sua personalità e di quanto lui sa e io no. Ma del cavallo e della sua personalità, so solo, perché me lo dice l’istruttore, che è “bravo” e che faccio più fatica a farlo andare che a fermarlo, e che se faccio esattamente quello che dice lui (sempre l’istruttore) non mi succede niente di pericoloso.

          Credo che l’impartire nozioni in continuazione al neo cavaliere, impedisca all’allievo la possibilità di concentrarsi sul cavallo che monta, e dunque iniziare la propria esperienza nel modo se non sbagliato sicuramente confuso, perché si è impediti nell’avere la consapevolezza in quello che si sta facendo.

        

L’esperienza che propongo ai miei allievi, è quella dell’Equitazione Olistica, che si rifà ad una visione etologica degli esseri viventi, in pratica l’attività è rivolta nel permettere al praticante di trovare e mantenere la concentrazione sul cavallo che monta, ai neofiti non sono date indicazioni tecniche di come deve stare sopra il cavallo, ma gli si suggerisce varie sensazioni, sia fisiche sia mentali, che probabilmente sta provando in quel momento, del tipo che: se sente il suo peso tutto sui glutei molto probabilmente è nella posizione seduta, che la differenza tra stare seduto sul cavallo e montarlo è una situazione d’equilibrio; che il timore che sente è normale giacché facente parte della natura stessa dell’uomo, e non una sua caratteristica personale.

        

Per chiarire meglio il mio pensiero sono convinto che si ha la tendenza a mettere l’allievo sul cavallo, senza preoccuparsi degli aspetti psicologici che un neofita prova a montare su un cavallo per le prime volte.

        

Il sistema utilizzato, nell’Equitazione Olistica, da grande importanza al primo approccio con il cavallo.

“Tale approccio diventa di primaria importanza, non solo per permettere all’allievo di avere una piena consapevolezza del rapporto che sta per instaurare con l’animale, dando la possibilità di verificare le sensazioni che tale vicinanza suscita in lui, ma con l’aiuto dell’esperto iniziare anche ad apprendere le prime nozioni d’ippologia, tecnica ed un’infarinatura della conoscenza della psicologia equina, utili per valutare l’aspetto comportamentale del quadrupede in questione, in modo che il montare in groppa, non sia un punto di partenza ma una verifica di quanto compreso della personalità stessa del cavallo”.

 

Proponendo l’equitazione non come attività agonistica, ma come attività meditativa, dedicandosi a curare in modo particolare l’avviamento all’equitazione e quella di base, con la convinzione che non importante quanto si va a cavallo ma come sì Va.   

 Solo una conoscenza approfondita della nostra cavalcatura, ci permette di disporre di tutte le sue potenzialità e quindi di poter godere appieno del rapporto con il cavallo.

 Bruno Giongo