le motivazioni dello schema del "branco"

 

Equitazione Olistica

 

 

 

IL BRANCO

 

            Per meglio capire e far capire lo schema mentale dei cavalli è, necessario, immedesimarsi e immaginare la realtà come fanno loro.

           Abbiamo già affermato che nell’equitazione olistica, sono presi in considerazione i tre aspetti fondamentali del rapporto UOMO-CAVALLO; 1°- l’ambiente dove si svolge la ricerca del rapporto; 2°-L’uomo che instaura tale rapporto; 3°- il cavallo che si vuole contattare.

            Purtroppo, oggi l’ambiente è senza dubbio il fattore meno modificabile dalla volontà dell’uomo, intenzionato ad interagire con il cavallo. In effetti, è molto difficile trovare un posto che non interferisca nella comunicazione tra i due.

           Un esercizio che faccio eseguire per ovviare a questa situazione, consiste nel cercare di immedesimarsi come componenti di un branco, tra tutte le persone che vogliono sperimentare l’equitazione olistica. Creando all’interno di quest’improbabile branco, una gerarchia e mantenendo le regole che i cavalli adottano tra loro per mantenere un equilibrio “sociale”, lasciando che ogni singolo individuo stabilisca autonomamente, il proprio livello e la posizione da occupare nel “branco”.   Nel caso ci sia una sovrapposizione di posto tra due o più partecipanti, stabilire, in un confronto d’esperienza, il livello spettante, lasciando ben inteso la possibilità di riproporre in qualsiasi momento, il “confronto” (è chiaro, che questo confronto tende a dimostrare al tutto il branco, la propria esperienza). Ad esempio, porto la figura dell’istruttore, che per la sua provata esperienza è in grado di aiutare e consigliare a tutti i componenti all’interno del gruppo, delle soluzioni, che riescono a migliorare il rapporto tra i vari binomi, per questo rappresentare senza ombra di dubbio, la figura del capo branco.

            La composizione del branco ha tre livelli rigidi che compongono la gerarchia all’interno di esso:

  1. PRINCIPIANTE;
  2. ALLIEVO;
  3. CAVALIERE.

Sono paragonate alle figure equine di:

  1. GREGARIO;
  2. DOMINANTE;
  3. CAPOBRANCO.

Dove a) sta per colui che ha come scopo l’adattarsi al componente cavallo ed ha la necessita dell’aiuto dei due livelli successivi, per meglio capire come farlo (equitazione passiva), una volta riuscito nell’intento può confrontarsi con il livello superiore (b), cercando di riuscire a fare additare il cavallo al cavaliere (equitazione attiva) e in seguito, al livello c), avrà il compito di adattare il cavallo a se stesso (equitazione superiore). In poche parole, il principiante non è in condizione di far eseguire nessun tipo di esercizio con il cavallo che questi conosca già o esegua con facilità. L’allievo deve essere in grado di richiedere quello che noi conosciamo come “movimenti tecnici”, che richiedono una buona padronanza degli aiuti e una radicata esperienza equestre. Il cavaliere, non solo deve essere in grado di interagire con la propria cavalcatura, ma grazie, soprattutto, alla sua conoscenza dell’equilibrio psico/fisico del cavallo, è in grado di interagire con esso utilizzando, come mezzo di comunicazione, sia un principiante sia un allievo, ottenendo risultati che i due autonomamente, avranno difficoltà a raggiungere.

            Tra tutti i livelli deve esserci in tutte le riunioni congiunte (teoriche e pratiche) la conferma del proprio livello, senza che questo sfoci in agonismo tra i componenti. A tale scopo, il “capo branco” controlla e fa sì che il confronto sia esclusivamente tecnico, impedendo a chiunque di “personalizzare la situazione, dando a tutti i partecipanti la possibilità di attingere alla propria conoscenza senza nessun’omissione, intervenendo in caso di difficoltà di chiunque. Mentre tutti gli altri, devono avere un comportamento leale e corretto verso chi rivesta la figura di capo branco, accettarne di buon grado i suoi interventi e adattarsi immediatamente a essi, e in caso di in compressione, chiarire il concetto in un secondo momento.

            Ho sperimentato, questa simulazione, notando che il sapere di far parte di un gruppo cosi organizzato, riesce, se non a gestire in tot l’ambiente in cui si monta fa sì che esso non influisca in maniera rilevante la comunicazione tra i componenti del binomio.

            Come tra i cavalli, c’è la possibilità di formare delle alleanze e dei sottogruppi all’interno del branco stesso, senza che questo sfoci in situazioni negative o dissapori. Altresì si può entrare in contatto con altri gruppi senza che nemmeno questo sfoci in competizione, ma in questo caso bisogna fare molta attenzione a non entrare in contrasto con il nuovo gruppo, soprattutto evitare la competizione con esso per non perdere la possibilità di scambio di esperienze, come succede nei cavalli, se due branchi entrano in contatto e c’è la possibilità di un contrasto, il gruppo esterno deve adattarsi al gruppo ospite, se ciò fosse lesivo della dignità di uno o più componenti, rinunciare immediatamente o il prima possibile al contatto.

            È possibile che più branchi possano vivere all’interno di una mandria senza che questo limiti la libertà di scegliere le modalità e le tecniche da adottare per la propria esperienza equestre, solo nel caso, però, che tutti i componenti della mandria conoscano e rispettino la “CULTURA EQUESTRE” e sfruttino tale convivenza per migliorare la propria qualità di vita.

         È compito dei vari capo branco far sì che ogni singolo componente del proprio gruppo abbia la conoscenza e rispetto di tale cultura, in modoche da tale convivenza ci sia un progresso comune.