Doma Dolce

    Molti sono convinti che esista la "Doma Dolce", a mio parere, visto che domare vuole significare educare un cavallo e educare a sua volta, vuole dire rompere delle abbitudini e dei modi di fare, per insegnare un soggetto a rispettare dei limiti imposti dal vivere in un branco e/o comunità, la pratica non può essere "dolce". A nessuno piace dover rispettare delle regole imposte, tanto meno ai cavalli, che per loro natura, mai sceglierebbero di condividere i loro spazi e la quotidianità con l'essere umano. Per questo, non credo che si possa rendere piacevole o dolce, questa pratica, è vero che si può non renderla "traumatica".

    Dobbiamo pensare, da amanti dei cavalli, a due sole possibilità, la doma giusta (corretta) e quella sbagliata (scorretta).

    Come affermo, nell'articolo Predisposizione All'obbedienza, sono tre le metologie per ottenere questo risultato. Anche nella coercizione, c'è, se fatta con i principi originali, un senso, che era valido nel periodo e nei tempi dove necessitava ottenere dei risultati a breve termine, ma oggi giorno ha perso complettamente la sua funzione. Non esiste più nessun urgenza, per ottenere i risultati velocemente a discapito dell'integrità del cavallo, sia noi che loro, viviamo molto più a lungo, senza togliere il fatto che ora mai il cavallo non è più fattore essenziale per la nostra soppravivenza!

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